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La nuova ospitalità dei rifugi d’alta quota

Pernottare in alta quota non è più una necessità di alpinisti duri e puri, ma un desiderio di molti. Si discuterà in un’altra occasione sul significato, culturale e ambientale, di questa sovra esposizione, delle quote alte, ma intanto ecco una panoramica dei rifugi in Alto Adige che ne stanno cambiando l’ospitalità.

Il più alto di tutta la provincia di Bolzano è il rifugio Bicchiere, o Becherhaus (nella foto di apertura), a 3.195 metri d’altitudine sopra la Val Ridanna in Alta Valle Isarco che riaprirà, dopo un risanamento conclusosi a ottobre 2021 (1,4 milioni di intervento), il prossimo 24 giugno. Inaugurato per la prima volta nel 1894 in occasione del compleanno dell’imperatrice Sissi, il rifugio, gestito da una giovane coppia, torna ai suoi vecchi splendori con una nuova stube con vetrata panoramica e vista sul mare di vette della cresta di confine. Immerso nella natura incontaminata, è il punto di partenza ideale per numerosi itinerari e avventure in vetta, dalla Cima Libera, raggiungibile in 45 minuti, alla Konighof con un tour di due ore sull’imponente Ghiacciaio di Malavalle.

Il nuovo rifugio Passo Santner a 2734 metri nel Catinaccio.

Il rifugio Petrarca, o Stettiner Hütte, ubicato a 2.875 metri d’altezza nella zona della Val Passiria riapre in occasione dell’estate 2022 con 84 posti letto suddivisi in camerate da 4, 6, 8, 10 e 12 persone, dopo essere stato distrutto da una valanga nel febbraio del 2014. Il nuovo edificio si inserisce in modo armonioso nel paesaggio rispecchiando le peculiarità dell’ambiente circostante all’interno del parco naturale Gruppo di Tessa. Questa meravigliosa costruzione in legno si raggiunge dall’alta via di Merano da Plan Passiria e dalla Val di Fosse, ed è il punto di partenza per raggiungere luoghi immersi nella natura, tra cui Passo Gelato, da cui si gode la vista unica di tutta la Val di Fosse, e la Cima Altissima, al confine tra l’Italia e l’Austria.

Il rifugio Tschafon tra l’Alpe di Siusi e lo Sciliar.

Seguono poi il rifugio Passo Santner e il Tschafon, entrambi nel parco naturale Sciliar-Catinaccio da cui si gode, in particolare dal primo, una magnifica vista sul Catinaccio durante l’alba e il tramonto. Secondo la leggenda quando sulle Dolomiti vivevano nani e giganti, re Laurino – padrone di questa terra – dopo aver rapito la bellissima figlia del re dell’Adige ed essere stato imprigionato, sferrò la maledizione per cui “nessun occhio umano avrebbe potuto godere della bellezza del Catinaccio né di giorno né di notte”. Si dimenticò del tramonto e dell’alba, momenti in cui le rocce dolomitiche si tingono di rosa grazie ai raggi solari e regalano ai viaggiatori uno spettacolo davvero magico, godibile solo da alcuni rifugi, tra cui il rifugio Passo Santner. 1000 metri più in basso sorge il rifugio Tschafon, il più antico dell’Alto Adige. Qui, il tempo sembra essersi fermato: niente elettricità nelle camere, ma romantiche candele a illuminare le serate degli escursionisti. Situato ai piedi del Catinaccio, è il rifugio perfetto per tutti coloro che, seppur inesperti, amano cimentarsi in escursioni all’aria aperta e camminate in montagna.

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Manuela Mimosa Ravasio è una giornalista professionista con una formazione da architetto. Ha lavorato per anni come caporedattore scrivendo di tendenze e lifestyle in riviste di turismo, cultura e attualità. Oggi svolge la sua attività da libera professionista offrendo anche consulenze in comunicazione, progettazione di contenuti e formazione per strategie narrative e turismo.

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