Author: Manuela Mimosa Ravasio

I ribelli del cibo. Un viaggio tra piccoli produttori di montagna

«Per questa toma di otto chili ci vogliono minimo dagli 80 ai 85 litri di latte. Se consideriamo che per ogni mungitura ogni animale da 8/9 litri di latte, che poi significa 16-18 al giorno, questo significa che per fare questo formaggio ci sono voluti anche sei animali». A parlare è Alexander Agethle del Caseificio Englhorn, uno dei quattro Ribelli del Cibo, quattro produttori della montagna dell’Alto Adige protagonisti del documentario che Paolo Casalis ha presentato all’ultima edizione del Trento Film Festival aggiudicandosi il Premio Eusalp. I ribelli del cibo, dice Casalis: «Sono coloro che non si arrendono davanti alle fatiche evidenti, che trovano strategie per supplire alla mancanza di sostegni istituzionali, che credono, davvero, che si possa praticare un altro modo di produrre il cibo, rifuggendo dalla quantità e coltivando la qualità». Mangia come pensi Casalis, architetto, ciclista appassionato, e da 15 anni documentarista, nato a Bra, capitale del movimento Slow Food, in un certo senso in mezzo alla filosofia del cibo legato a territorio e sostenibilità ambientale, c’è cresciuto. «Quelli che allora erano concetti astratti, …

La nuova ospitalità dei rifugi d’alta quota

Pernottare in alta quota non è più una necessità di alpinisti duri e puri, ma un desiderio di molti. Si discuterà in un’altra occasione sul significato, culturale e ambientale, di questa sovra esposizione, delle quote alte, ma intanto ecco una panoramica dei rifugi in Alto Adige che ne stanno cambiando l’ospitalità. Il più alto di tutta la provincia di Bolzano è il rifugio Bicchiere, o Becherhaus (nella foto di apertura), a 3.195 metri d’altitudine sopra la Val Ridanna in Alta Valle Isarco che riaprirà, dopo un risanamento conclusosi a ottobre 2021 (1,4 milioni di intervento), il prossimo 24 giugno. Inaugurato per la prima volta nel 1894 in occasione del compleanno dell’imperatrice Sissi, il rifugio, gestito da una giovane coppia, torna ai suoi vecchi splendori con una nuova stube con vetrata panoramica e vista sul mare di vette della cresta di confine. Immerso nella natura incontaminata, è il punto di partenza ideale per numerosi itinerari e avventure in vetta, dalla Cima Libera, raggiungibile in 45 minuti, alla Konighof con un tour di due ore sull’imponente Ghiacciaio …

E anche la Sassonia la facciamo a piedi

Anche in Sassonia a piedi secondo il mood dell’estate 2022 (e non solo). Ecco sette i sentieri escursionistici certificati come percorsi di qualità  dal marchio Wanderbares Deutschland Quality Trail, che garantisce panorami fantastici e accesso a un patrimonio di storia, arte e cultura. Le zono interessate della Sassonia, regione tedesca al confine con Polonia, Repubblica Ceca, sono a sud di Dresda (la capitale), tra la regione dei Monti Metalliferi (con panorami impressionanti, formazioni rocciose uniche, bacini idrici, prati di montagna rigogliosi, boschi, brughiere e ruscelli idilliaci da vivere anche in MTB con i 140 km della BLOCKLINE) e il Vogtland, l’Alta Lusazia e la Svizzera Sassone. Camminare nella Montanregion Erzgebirge/Krušnohoří, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per la ricca presenza di testimonianze di oltre 800 anni di storia mineraria, permette di incontrare beni culturali di grande valore, come siti e reperti archeologici, mostre, miniere d’argento… Il Sentiero del Kammweg per esempio  attraversa i Monti Metalliferi e il Vogtland per oltre 285 chilometri, lungo un percorso impegnativo sulla cresta del monte Ore. Sul crinale sassone-boemo, vi troverete in mezzo al nulla, con una natura …

Per una Montagna Sacra

La vetta del Monveso di Forzo, cima piramidale di 3322 m, si trova sul confine tra i versanti piemontese e valdostano del Parco Nazionale Gran Paradiso. La si vede dalla val Soana, alla testata del vallone di Forzo, dalla pianura canavesana, e sul versante destro del vallone de la Valeille (val di Cogne) nel gruppo di cime detto Le Arolle (per essere precisi Piccola Arolla, Punta di Forzo, Monveso di Forzo, Roccia Azzurra e Punta delle Séngie), visibile anche da Gimillan e, anche se in modo meno prominente, dall’abitato della stessa Cogne. Si tratta di una cima poco frequentata, e quindi perfetta per essere consacrata alla Natura, per essere insomma la Montagna Sacra. Una vetta consacrata alla Natura «Abbiamo scalato e conquistato cime, pareti, ghiacciai, siamo andati anche su Marte, esplorato e vinto ogni angolo del nostro pianeta. Forse la vera impresa, quella che ancora dobbiamo fare, è individuare un luogo in cui, per scelta consapevole, non si mette piede». Ecco la Montagna Sacra  nelle parole di Toni Farina, uno dei promotori e membro del Consiglio …

Borgata Paraloup: l’eco delle donne di montagna

Piove a dirotto quando metto piede a Borgata Paraloup. Arriviamo con la macchina fino a Chiot Rosa, a Rittana, e poi, vorrei proseguire a piedi, ma il tempo stringe, e arriva la “navetta” a farci fare l’ultimo tratto. Capisci subito che arrivi in un alt(r)o luogo: non è un rifugio tutto agghindato per le merende in quota, non una residenza diffusa per qualche ritiro contemplativo, e nemmeno uno sgarrupato ammasso di casotti. Vi risparmio la storia del recupero architettonico (per quanto interessante vi rimando al sito della Fondazione Nuto Revelli per leggerla), e pure quella di una lettura socio tipica di chi dovrebbe frequentare questi luoghi. Basti dire che qui, nonostante la pioggia e l’umidità, c’è un sacco di gente. Borgata Paraloup è quindi prima di tutto questo, un luogo immerso in un bosco silente che ora si riempie di vita. Merito della Fondazione Nuto Revelli che ha riabilitato questo ex borgo partigiano in un luogo che si prende cura della cultura della montagna (e che ora ospita anche un teatro all’aperto, un museo, una …

Professione: Vivere in rifugio

L’anno scorso hanno messo in vendita il Rifugio Sogno di Berdzé nella valle dell’Urtier. Con un po’ di amici si scherzava sulla possibilità di prenderlo per abbandonarsi in una valle a cui per altro si accede in auto (per chi riesce) solo due volte l’anno e con orari rigorosissimi. Era una boutade, appunto, perché decidere di vivere in rifugio, anche solo per otto mesi l’anno, ad alta quota, è una scelta estrema. Scelta che ha fatto, per esempio, Romina Huber del rifugio Passo Santner (al Catinaccio), “ospite” in una delle prime versioni di Migrazioni Verticali su ClubHouse, e che dopo aver lavorato come stilista da Etro, ha deciso con il suo fidanzato di trasferirsi a 2800 m per vivere in rifugio cinque mesi l’anno. Da diversi anni la Fondazione Dolomiti UNESCO accompagna i 66 gestori di rifugio che all’interno dell’area del Patrimonio Mondiale in un percorso di formazione, ascolto e collaborazione. La frequentazione della montagna ha subito in questi ultimi anni cambiamenti qualitativi e quantitativi e gli stessi gestori hanno iniziato a riflettere sulla necessità di …

I volti di Cogne ritratti da Barbara Tutino

È una mattina limpida quella che mi accoglie nella casa della pittrice Barbara Tutino. I camosci sono scesi a valle, li vedo aggirarsi giusto a bordo del bosco, faccio un video da postare su Instagram, poi mi volto e vedo il sentiero che porta al rifugio Sella sgombro. È una notizia. Siamo in quel periodo dell’anno in cui tutto si quieta, restano luce e silenzio e, dietro la palizzata di legno, una splendida vista sul massiccio del Gran Paradiso. Basterebbe questo, mi dico. Ma sono qui per altro. L’Associazione Musei di Cogne sta promuovendo un evento partecipato chiamato Artéatre – Portraits, che consiste nella realizzazione di un ritratto a tutti gli abitanti della valle di Cogne residenti in quest’anno, con lo scopo di farne un’installazione entro l’estate del 2023 (data da definite). L’idea l’ha avuta lei, Barbara Tutino, che si definisce, con non celata soddisfazione, “la pittrice del paese”. «Posso dire di avere realizzato la mia ambizione personale: essere, non l’artista lontana chiusa nella sua torre d’avorio, ma la “pittrice del paese”, a cui gli …

In Valle Varaita con gli Antagonisti

La geografia prima di tutto: la Valle Varaita, valle occitana del Piemonte, è lunga circa 70 km, da Costigliole fino al Colle dell’Agnello, al confine con la Francia, il che l’ha condannata a essere, nella storia, una valle di passaggio. Si susseguono macchie di pascoli verdi, foreste di latifoglie, fino ad arrivare ai paesaggi alpini su cui svetta incontrastata la piramide del Monviso. Tra i comuni della valle ci sono Pontechianale e Sampeyre, dove esistono anche degli impianti di risalita, Valmana, Isasca, e poi c’è Melle, a 648 metri di altitudine, a media valle, dove gli Antagonisti sono venuti a vivere e a impiantare la loro Officina. La speranza di un ritorno (semi cit.) A spiegarmi chi sono esattamente gli Antagonisti c’è Giuliana Radosta. Nata a Saluzzo, una laurea in comunicazione alla IULM di Milano, cameriera in vari bar compresa l’Officina degli Antagonisti, di cui ha cominciato a far parte dal 30 dicembre del 2019, giorno che ricorda bene perché è stato anche quello in cui si è trasferita a Melle. «I fondatori degli Antagonisti …

Le Dolomiti del Silenzio

Tra i miei “pensieri in salita”, spesso si parlerà di un’altra montagna. Di narrazione partecipata, di redazione di comunità, di ripensare un territorio partendo dall’ascolto. Il progetto sperimentale di narrazione e comunicazione partecipata del territorio L’Altra montagna – Le Dolomiti del Silenzio di Isoipse Impresa sociale, sviluppato insieme all’Università di Udine e alla Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito della Convenzione con la Fondazione Dolomiti UNESCO, progetto che ha vinto ex aequo l’ultimo Lagazuoi Ideas Mountain Awards, risponde esattamente a questi criteri. Ed è per questo che ho chiesto a Valentina de Marchi, antropologa e film maker, di fare una chiacchierata con me. Come nasce Isoipse? Nasce da un gruppo di giovani appena laureati, architetti, sociologi, giornaliste, antropologhe, e tornati “a casa”, nella val Belluna, per cercare di mettere al servizio del territorio le proprie competenze ed evitare l’emorragia di giovani che di solito dalla montagna se ne vanno. L’idea era quella di fare progetti di valorizzazione territoriale nel contesto montano. Che poi è quello che abbiamo fatto dal 2014 nella montagna del Friuli Venezia Giulia anche …

La comunità come risorsa. Una ricerca.

Di turismo di comunità si parla dagli anni Novanta, eppure negli ultimi anni la parola comunità è diventata pervasiva, tanto che è arrivato puntuale il community washing. Una risposta, quantitativa e qualitativa, alla percezione diffusa, la può dare il primo studio realizzato da AICCON in collaborazione con la Scuola delle cooperative di comunità nata nel 2014, Confcooperative Emilia Romagna e Legacoop Emilia Romagna. Economie di luogo: fotografia e dimensioni qualitative delle cooperative di comunità, di Paolo Venturi, Direttore di AICCON e di The FundRaising School, e Serena Miccolis, in effetti fotografa, al 30 giugno 2021, la diffusione dei territori che stanno “usando” la comunità come strumento di empowerment collettivo. La conferma alla percezione diffusa arriva subito: l’incremento esponenziale del fenomeno (si registra un più 57 per cento) è avvenuto nel triennio 2018-2020, trainato soprattutto dai territori che si trovano in Toscana e Abruzzo e con una partecipazione di donne che arriva al 43 per cento. Inoltre, due cooperative di comunità su tre sono localizzate in un’area interna, mentre per il 60 per cento di esse lo scopo principale per la costituzione di una cooperativa …