Author: Manuela Mimosa Ravasio

Il futuro delle lane italiane

Basterebbe guardarle dopo che sono state tosate. Saltano dalla contentezza. Sprizzano felicità, finalmente libere da quel vello ingombrante. Ed è vero. Perché la tosatura è fondamentale per il benessere delle pecore. Lasciarle ricoperte di lana è un pericolo per la loro salute e persino per la nostra. Eppure, da tempo la lana è diventata un problema per gli allevatori. Ché costa più togliergliela, e poi smaltirla, di quanto si ricavi a venderla. Così negli anni la lana delle pecore italiane è finita nei sacchi, mescolata a bottiglie di plastica e scarti, a volte ammassata nei fienili o bruciata di nascosto. «Il fatto è che le nostre lane hanno una fibra molto spessa che conferisce loro una mano secca e poco appetibile per il mercato attuale» spiega la presidente dell’Agenzia Lane d’Italia Patrizia Maggia. «Fino agli anni Settanta e Ottanta, l’abbiamo utilizzata per fare tappeti, materassi, poi nulla. Anzi, per regolamento europeo, è diventata un sottoprodotto animale, un rifiuto speciale di classe 3. Tredici milioni di kg di lana sucida prodotti ogni anno da otto milioni …

Pastore 4.0. Quattro donne si raccontano

All’ultima edizione di Smart Mountains in Calabria, si è parlato di un nuovo, e nuova, pastore, il Pastore 4.0. In preparazione, forse, al  2026, che le Nazioni Unite hanno dichiarato Anno Mondiale dei Pascoli e dei Pastori. Io avevo incontrato quattro giovani donne che si dedicano alla pastorizia. Ecco le loro storie. Eva Gotsch, 24 anni, pastora in Alto Adige L’unica cosa che potevo fare da bambina era dare il biberon agli agnellini e coccolare i vitelli. Ora che ho 24 anni, penso di poter iniziare a gestire io stessa il maso di famiglia (il Gurschl, in val Senales, ndr). In fondo, mucche, pecore, maiali e pony, sono cresciuti con me e li conosco bene! Quanti animali ha al maso? Settanta agnelli, tre montoni e ottanta pecore di una razza tipica locale  in via d’estinzione. Sono bianche, senza corna, con testa curva e orecchie cadenti. Amo il loro aspetto, ma anche il carattere: sono pecore molto resistenti e adatte alla montagna. La transumanza è lunga e faticosa. Come la affronta? Innanzi tutto, non sono sola. A portare …

Sulle vie della transumanza insieme ai pastori 4.0

Il suono dondolante delle campane prima di tutto. Poi questo vagare apparentemente casuale in cui cerchi di trovare un senso, una direzione. I belati e i fischi. L’abbaiare di un cane, che ci deve essere, da qualche parte, ma non si vede. Tutto intorno, il paesaggio mutevole, le soste non richieste ma in fondo così attese, e le attese, solo apparentemente tutte uguali. Siamo in marcia sulle vie della transumanza. Muoversi con un gregge o una mandria è un’esperienza diversa dal solito cammino. Perché se il cammino elogia la solitudine, persino la pratica sovversiva per dirla con l’alpinista Erling Kagge, la transumanza è innanzi tutto evento collettivo. È un richiamo alla comunità, ai momenti di festa condivisa, all’andare insieme. Non ci deve quindi sorprendere se, in un tempo che dice di voler recuperare ogni lentezza, il fascino verso un vagare così arcaico si faccia sentire. La chiave di volta è stato l’inserimento, nel 2019, della transumanza nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale Unesco, ma la notizia è che si sta lavorando, con un coinvolgimento mondiale, al riconoscimento …

Il senso di una montagna

Non è la prima volta che Migrazioni Verticali ospita un’iniziativa nata dal basso per sensibilizzare sullo stato di salute della montagna. Per prendere coscienza degli effetti della presenza umana nelle terre alte. Lo ha fatto con Montagna Sacra, e lo fa ora con la petizione lanciata dal Comitato Salviamo il Grauson su Change.org per fermare la costruzione di una strada nel vallone del Grauson e nel territorio appena adiacente. Non mi soffermerò qui sulle ragioni e sulla disputa in corso tra il Comitato, il comune di Cogne e il Consorzio di Miglioramento Fondiario (che stanno procedendo alle servitù coattive), i giornali locali le hanno ampliamente riportate (Aosta Sera, Aosta Cronaca, Gazzetta Matin, La Stampa), a me, invece, interessa il senso di una montagna che ne emerge. Bisogna andare al di là dei numeri, e vagare, tra i commenti dei quei 30mila firmatari (tra cui va detto c’è anche il fondatore del WWF Fulco Pratesi) per ascoltare questo senso. Rispetto, amore, memorie d’infanzia, passo lento, sogno e natura, luoghi del cuore, voglia di wilderness, selvaggio, valore, …

La montagna attraverso l’obiettivo

Non ci si stanca mai di guardare la montagna. Chi ha la fortuna di frequentarla assiduamente sa però che l’autunno è uno dei periodi più belli. E da molto tempo prima che ci invaghissimo per il foliage. Uno dei modi per vivere la montagna fuori stagione, è quello di guardarla attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. «Negli ultimi dieci anni molte persone appassionate di montagna, che l’hanno frequentata solo in estate, con la “scusa” della fotografia hanno scoperto una montagna “altra”. I trekking fotografici sono per i territori un’opportunità, a mio parere ancora poco esplorata, per promuovere in modo consapevole un turismo lento e di qualità. Si tratta dell’esatto contrario di quello “mordi e fuggi”, perché grazie alla fotografia si possono scoprire luoghi e storie con profondità, leggere il paesaggio, incontrare chi vi abita e frequentare le terre alte tutto l’anno». Chi parla è Mirko Sotgiu,  fotografo e regista di montagna, giornalista, accompagnatore di media montagna, che organizza trekking fotografici (qui le info). «La montagna ha molto da mostrare, ma siamo sempre noi che dobbiamo osservare, che dobbiamo …

Alpine Pearls, dal 2023 si cambia

Alpine Pearls è stato forse uno dei primi “marchi” per quello che oggi chiamiamo in modo diffuso turismo sostenibile. Nato nel 2006, Alpine Pearls è stato quindi un pioniere capace di creare una rete internazionale di destinazioni selezionate dell’arco alpino, che avrebbero dovuto rispettare dei criteri di sostenibilità, rispetto del territorio, a partire dalla mobilità dolce. Passati gli anni, tanti, cambiate sensibilità e domanda, anche Alpine Pearls si adegua. «Siamo nati come associazione di comuni volenterosi», dice il referente per l’Italia Giovanni Vassena. «Nel 2006 puntavano a mettere insieme turismo e mobilità sostenibile, certo avevamo una sorta di catalogo dei criteri legati che le destinazioni dovevano rispettare inviando ogni anno una sorta di autovalutazione. All’inizio le località italiane erano solo tre (Chamois, Forni di Sopra e Sauris, che ha la stazione dei treni più vicina a 80 km di distanza), oggi sono dodici e dimostrano, verso queste tematiche, un interesse maggiore rispetto a quelle di Austria e Svizzera. Oggi che è tempo di una fase 2 per Alpine Pearls che comincerà proprio nei prossimi mesi.». Ma qual è il …

noa*, il paesaggio capovolto

Fluttuante fra cielo e terra. Volumi e spazi in cui la forza di gravità sembra svanire per far largo a scenari inaspettati. Chissà come è la montagna vista da lassù. Lo studio di architettura noa* torna a Valdaora, all’Hubertus, e realizza una nuova piattaforma sospesa per ospitare un centro benessere. L’idea è nata dall’osservazione del paesaggio circostante riflesso nelle acque della piscina e materializzare ciò che si vede specchiato sulla superficie dell’acqua, è diventato il progetto. Un concept che gioca con la linea dell’orizzonte, con il concetto di dritto e capovolto, con i punti di vista. “L’essenza di questo progetto è il ribaltamento degli orizzonti, con il conseguente effetto di stupore per l’osservatore”, ha detto Lukas Rungger, architetto a capo del progetto e fondatore di noa*. La nuova costruzione è una piattaforma a sbalzo, sospesa di 15m rispetto al livello del terreno e sorretta da due pilastri rivestiti in tronchi di larice. È raggiungibile attraverso una passerella sospesa, che funge anche da collegamento con la retrostante area relax di nuova costruzione, un parallelepipedo vetrato che accoglie fino a …

Margherita di Savoia e la libertà trovata sulle montagne

Dopo che, il 29 luglio 1900, l’anarchico Gaetano Bresci assassinò a Monza il marito re Umberto I con tre colpi a polmoni, costato, e cuore, Margherita si assicurò che la pallottola fatale, insieme agli abiti insanguinati, fosse conservata in un cofanetto disegnato dall’architetto Achille Majnoni. Lo stesso che per anni si era occupato delle dimore reali e della ristrutturazione degli interni della villa Reale di Monza, e che da lì a pochi anni avrebbe realizzato a Gressoney Saint Jean, poco distante dal famoso Castel Savoia, villa Albertini. È un dettaglio curioso, ma non di poco conto. “Il più gran delitto del secolo”, come lo definì lei stessa, sugella il passaggio tra le “due vite” della prima regina d’Italia, inizialmente impegnata nel nobilitare, utilizzando in primis la propria immagine sapientemente divulgata con stampe e cartoline, la giovane monarchia; poi, da regina madre alleggerita dai vincoli degli impegni ufficiali, libera di dedicarsi alle sue passioni. Come viaggiare in Norvegia, Bretagna, Olanda e Germania, e guidare le sue auto. Ne collezionerà decine, Itala, Fiat, Rapid, Talbot, ciascuna per …

Quel filo di lana che unisce la Valgrisenche

Trama e ordito. Telaio e spole. Tessere la lana è un gesto simbolico che mette radici nell’antichità e nei nostri miti. Per lo più arte femminile, a volte associata all’inganno, ma anche al lento fluire del tempo, e dei tanti destini. In Valgrisenche, le pays des tisserands, la lana si tesse con uno speciale telaio a quattro licci dal 1700. Se ne trova ancora qualcuno nelle case più vecchie, anche se non più nelle stalle, l’ambiente più caldo e umido dove un tempo era sistemato, mentre altri nove, sempre in legno e conformi agli originali, sono nel laboratorio di Les Tisserands, una cooperativa di quattro donne, Luana Usel, Emy Maguet, Aloyanne Aslik e Caroline Houal, che mantiene viva l’antica tessitura del DRAP della Valgrisenche. «Un tempo erano gli uomini a premere i quattro pedali, spingere il pettine e far andare il telaio. Le donne in vero si occupavano della lavatura, filatura e tintura, compiti meno pesanti» dice Luana. «Oggi siamo noi che tessiamo secondo la tecnica tradizionale, offrendo anche tessuti più moderni, magari più morbidi …

Per fare un monte ci vuole un libro. Parola di Marco e Filippo

Per fare un monte ci vuole un libro. Se si dovesse scegliere uno slogan per descrivere quello che hanno messo in moto Marco Tosi e Filippo Terzi con il loro Mercato del Libro in Montagna organizzato all’Alpe Colle del monte Spalavera, sarebbe questo. Ma come tutti gli slogan, anche questo sarebbe riduttivo, e non descriverebbe quella che Tosi chiama la “transumanza di libri”. E pensare che la loro storia è ormai “una delle tante”, ché quante volte si parla di giovani che “tornano” alle montagne, che si chiedono perché devono andare via, loro, da una terra che attrae sempre più stranieri e turisti, e che alla fine ci provano ad avviare attività virtuose capaci di fungere da generatori di territori. La seconda vita dei libri. E dei monti. «Io e Filippo ci conosciamo fin da quando eravamo piccoli», dice Tosi. «Dopo l’università e una laurea in Letteratura Ispano-americana anche lui era tornato a Verbania e si era messo a svuotare cantine da vecchi libri e organizzare una bancarella. Io gli ho proposto di utilizzare una …